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Da alimento povero e tipicamente contadino, il fico essiccato si è evoluto nel tempo, grazie ad alcune aziende di trasformazione che hanno nobilitato le ricette tipiche, in prodotti commerciali d'èlitè. La trasformazione del fico va distinta in due produzioni: essiccato e da forno.
Per questo tipo di lavorazione sono necessari fichi piccoli (in gergo minutiddra). Da un arbusto di Mirto “Miurtidda”, si raccolgono i rametti giovani e sottili che hanno un particolare aroma. I piccoli fichi, vengono presi fra due dita della mano tra il pollice e l'indice, dalla parte del peduncolo e dell'ostiolo, si schiacciano e si formano dei piccoli dischi. Si prende il rametto di Mirto defogliato, tagliato a metà in senso longitudinale e appuntito da un'estremità, in cui s'infilano i fichi all'altezza del peduncolo in modo da formare una collana. In seguito, le corolle sono poste nel forno a circa 80/90 gradi fino a che non assumono un colore ambrato. Il prodotto ottenuto, viene conservato in apposite ceste.
CROCETTE

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COROLLE
TRECCIA O IETTA
Per la produzione di questi prodotti da forno, sono utilizzati prevalentemente i fichi che non hanno completato l'essiccazione a causa delle prime piogge di fine agosto inizio settembre. I fichi vengono infilati in canne secche spaccate in quattro parti opportunamente appuntite, di circa 20/30 cm. di lunghezza e di ¾ di mm. di larghezza, avendo l'accortezza che nella parte basale conservino un pezzettino del nodo della canna, per evitare che il primo fico infilato fuoriesca. La treccia, può essere costituita da due a quattro pezzi di canne. La ietta così preparata è infornata a temperatura leggermente più alta di quella delle crocette, il prodotto ottenuto, di colore ambrato è molto aromatico e saporito. I fichi sono infilzati e stretti uno sull'altro, in modo da ottenere una sorta di spiedino. Con lo stesso sistema si possono confezionare una ietta di due o più astucci a secondo della fantasia dell'operatore e delle esigenze del mercato. Successivamente, le iette, sono passate al forno per come descritto per le crocette.
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PALLONI
Rappresenta una delle lavorazioni più antiche, la produzione oggi di nicchia, si concentra prevalentemente in alcuni comuni della provincia di Cosenza ( San Fili, San Vincenzo la Costa, ecc.). Per la produzione di questo prelibato prodotto, i fichi raccolti allo stato fresco sono lasciati al sole per 24 ore circa e poi infornati. Il forno, con il getto d'argilla, già preparato di buon mattino si fa ardere per almeno 4 o 5 ore, utilizzando fascine d'ogni genere, provenienti dal materiale di risulta della potatura. Quando il forno è pronto, in gergo s'affaccia, in altre parole la volta diventa bianca, viene pulito dalla brace
e dalle ceneri, con uno straccio bagnato. I fichi lavati e gocciolanti, vengono posti nel forno a formare uno strato di 10/15 cm. Ad operazione conclusa, il forno viene chiuso ermeticamente con un coperchio in ferro e sigillato con del fango d'argilla. Dopo circa tre ore si procede ad uniformare la cottura rivoltando i fichi. L'operazione si ripete per due o tre volte ed a cottura ultimata si ottiene il classico fico nero conservato in grandi casse dette “casciuni”. Per la produzione dei palloni, i fichi sono tolti dal forno a cottura non del tutto ultimata, amalgamati l'uno contro l'altro, prestando attenzione che tra un fico e l'altro non rimanga spazio così da formare una palla costituita da circa 25/30 fichi. Il pallone che si ottiene, è avvolto in due o tre foglie di fico verdi e legate da un sottile filo di salice.